I BIOFOTONI
Risalgono all'inizio del secolo le
prime ricerche sull'emissione di fotoni, detti biofotoni, da parte di
organismi viventi.
Fu infatti A.G. Gurwitsch, ricercatore
moscovita, il primo a teorizzare e dimostrare uno scambio di radiazioni fra due sistemi
viventi che avevano la proprietà di facilitare la moltiplicazione cellulare per mitosi su
dei bulbi vegetali. Da qui il nome di radiazione
mitogenetica, e i suoi possibili impieghi
a carattere terapeutico.
Vi furono all'epoca molte polemiche, e
i numerosi esperimenti fatti in quegli anni diedero risultati contraddittori, dovuti
soprattutto alla scarsità di mezzi per investigare su radiazioni di così bassa
intensità ed energia.
All'inizio degli anni '50 fu introdotto
nella ricerca fisica un nuovo strumento capace di misurare deboli intensità luminose: il
fotomoltiplicatore.
Fu il professor Facchini che per primo
utilizzò questo nuovo strumento per indagare sul fenomeno dei biofotoni, ottenendo chiari
e significativi risultati che diedero inizio alla moderna ricerca sulla bioluminescenza.
Negli anni '80 ripresero con vigore le
ricerche in questo campo sia in Unione Sovietica, che in Germania (importanti sono i
lavori del gruppo del prof. Popp) e in Giappone, e più recentemente anche in Italia in
diverse Università e centri di ricerca.
I risultati più recenti mostrano che
l'emissione di biofotoni, o emissione fotonica ultradebole:
- non ha niente in comune con la
chemioluminescenza (si pensi alle lucciole o a particolari pesci che sono luminescenti)
- riguarda tutti gli organismi viventi
- aumenta con l'avanzare dell'età
biologica, mentre al contrario il sangue di una persona sana e giovane emette più
biofotoni del sangue di una persona anziana o con scarsa vitalità
- lo spettro, diverso per le varie
specie viventi, va dall'infrarosso all'ultravioletto
- si ha la massima emissione di fotoni
al momento della morte dell'organismo vivente, INDIPENDENTEMENTE dalla causa della morte
- i tessuti cancerosi hanno un'elevata
emissione, particolarmente sui loro bordi
- vi è una correlazione fra il potere
germinativo dei semi (il quoziente fra il numero di semi germogliati rispetto al numero
totale di semi piantati) e la loro emissione fotonica: per semi che emettono molti
biofotoni si ha un grande potere germinativo
Fra le molteplici possibilità di
utilizzo di queste conoscenze c'è sicuramente l'uso per scopi diagnostici, per il
controllo della qualità e contenuto energetico dei generi alimentari, per le analisi
farmacologiche e per la ricerca biologica di base.
Sulle cause dell'emissione dei
biofotoni vi sono varie teorie: c'è chi ritiene che questo fenomeno sia dovuto a semplici
decadimenti di livelli elettronici eccitati, quindi senza alcuna relazione con gli aspetti
funzionali dell'organismo biologico. Infatti se un atomo viene eccitato in seguito ad un
apporto di energia (per esempio un urto), un elettrone di un certo livello energetico
acquista questa energia e si porta ad un livello energetico più alto. In seguito
ritornano nel loro livello più basso (di minor energia, e quindi più stabile) emettendo
contemporaneamente anche un fotone di energia corrispondente a quel salto energetico di
livello.
Viceversa la stragrande maggioranza di
scienziati che si occupano di biofotoni sono certi di un forte legame fra l'emissione
fotonica e la vitalità dell'organismo biologico emettitore. Vari studi, fra cui il lavoro
sperimentale di Rattemeyer (gruppo del prof. Popp) sulla molecola di DNA e il lavoro
legato alla tesi sperimentale di Bruno Morpurgo (con i prof. Danilo Codazza e Ugo
Facchini) sull'emissione di biofotoni da parte di vari tipi di batteri legano l'emissione
di biofotoni alla presenza e duplicazione del DNA, dove l'energia sarebbe in qualche modo
immagazzinata e liberata al momento opportuno.
Grazie ai biofotoni si sono
potute verificare antiche tecniche di guarigione, e altre si potranno verificare, come
l'agopuntura. Infatti si è visto che i punti cutanei corrispondenti ai punti di
agopuntura hanno una resistività elettrica inferiore rispetto alle altre porzioni della
pelle, cioè ostacolano meno il passaggio di correnti elettriche. Gli stessi punti sono
stati studiati contando i biofotoni, e si è constatato che l'emissione di biofotoni è
maggiore proprio in corrispondenza dei punti di agopuntura.
Tuttora sono in corso esperimenti
in Italia e in vari Paesi e, a mio modesto parere, questo é un ambito scientifico che
può rivelare sorprendenti e utili risultati, sempre che riesca ad ottenere
quell'attenzione e quei finanziamenti che sta dimostrando di meritare.
Cè da aggiungere che
ancora adesso in ambito scientifico questo argomento ha scarsa risonanza, ancor meno
ovviamente è conosciuto dal grande pubblico.
E stato per esempio
pubblicato qualche anno fa un articolo di Giulio Cortini, professore di Fisica
allUniversità di Roma, sulla rivista di divulgazione scientifica Sapere
in cui si parla dei raggi mitogenetici di Gurwitsch come di una scoperta
sbagliata, e quindi linesistenza del fenomeno.
Un canale abbastanza attivo sulla divulgazione dei biofotoni è rappresentata da internet, anche se a notizie attendibili si trovano anche tante sciocchezze.